| La lingua Siciliana: origini e influssi | |
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(di Leoluca Criscione, Carmela Damante e
Sergio Gregorio)
Breve cenno sull'origine della lingua siciliana. Mi sia permesso di introdurre la "M" più nobile della SICILIA , quella della «Multicultura». Anche un'analisi non necessariamente scientifica sull'origine della lingua siciliana, ne rivela la sua unicità e la sua natura multiculturale. I diversi popoli, che negli ultimi 2500 anni si sono susseguiti, più o meno pacificamente, alla dominazione della nostra terra, hanno lasciato un'impronta indelebile nella lingua e nella cultura siciliana. Eccone una breve rassegna. L'influsso greco (735-254 avanti
Cristo).
Dal punto di vista linguistico, i Greci
lasciarono un'impronta indelebile nella nostra
parlata. Molte sono, infatti, tuttora le
espressioni di origine greca che vengono ancora
usate, spesso inconsciamente, nella nostra
parlata, come ad esempio:
cirasa (ciliegia), [ greco: kérasos]
Inoltre molti nomi di città come Trapani (porto a forma di falce) [greco :drepano], Palermo (porto sicuro, eterno) [greco: pan ormos]. L'influsso latino.
Dopo la prima guerra punica, i romani
occuparono la Sicilia e vi rimasero per più di
600 anni (dall'anno 254 avanti Cristo fino al 410
dopo Cristo). Inizialmente, la lingua dei romani,
il latino, non ebbe vita facile in Sicilia,
perché al latino si preferiva il greco, ritenuta
lingua più dotta. Comunque, con l'andar del tempo
si incominciò a parlare anche il latino. Oltre
alle espressioni di origine latina che si
riscontrano nella lingua italiana, il siciliano
conserva alcune espressioni latine, che non si
riscontrano nell'italiano, come:
antura (poco fa) [latino: ante horam]
L'influsso dei Barbari sulla lingua siciliana non è documentabile. Durante la loro occupazione (410 - 535 d.C.) si continuò a parlare e a scrivere in latino e greco. L'influsso bizantino.
Nell'anno 535 d.C. l'imperatore Giustiniano fece della Sicilia una provincia bizantina. Di conseguenza la lingua greca riemerse con tutto il suo vigore e rimase la lingua predominante per i prossimi tre secoli. L'influsso arabo.
Verso la fine della dominazione
bizantina, la Sicilia fu presa di mira, invasa e
conquistata, in modo piuttosto sanguinoso, dagli
Arabi Saraceni (827 d.C.) Vi rimasero per circa 3
secoli e furono loro ad introdurre in Sicilia
sistemi di irrigazione, le piantagioni di limoni,
arance, pistacchi, meloni, papiro ecc.. Molte
espressioni nel campo agricolo ed alimentare
derivano dall'arabo:
babaluci (lumaca) [arabo: babaluci]
Testimoniano la lunga presenza degli
Arabi anche molti nomi di città, come
Caltagirone, Caltabellota, Calatabiano,
Calatafimi con l'elemento arabo "qalah" o "qalet"
(castello), e Misilmeri (castello dell'emiro)
[arabo: 'manzil al-amir].
L'influsso normanno.
Nell'anno 1064, Ruggero I invase la
Sicilia ed ebbe ragione degli Arabi, che non
andavano più d'accordo tra di loro. Con i
Normanni entrano nella parlata siciliana molte
espressioni franco-provenzali come:
ammuntuari (nominare) [francese:
mentaure]
L'influsso degli Svevi e Stauffer.
Alla morte di Guglielmo II, ultimo
monarca normanno, la corona di Sicilia passò a
Costanza, zia di Guglielmo II e moglie del re
Enrico di Hohenstauffen. Fino all'avvento di
Federico II, alcuni baroni tedeschi comandarono
la Sicilia per quasi vent'anni. Quantunque breve,
questo periodo lasciò qualche impronta di tedesco
nel siciliano:
arrancari (muoversi con affanno)
[tedesco: rank , gotico wranks]
L'influsso degli Angioini.
Alla morte di Federico II (1250 dopo Cristo) seguì un periodo caotico. Per 11 anni la corona passò al figlio del re d'Inghilterra, Edmondo di Lancaster, che fu poi destituito dal nuovo papa francese che affidò il regno a Carlo di Anjou, fratello del re di Francia. Sebbene di breve durata (1266 fino al 1282), il periodo angioino fece consolidare la parlata francese, che diede al siciliano espressioni come: ammucciari (nascondere) [francese:
mucer]
L'influsso spagnolo e catalano.
Una rivolta popolare (i Vespri Siciliani
del 1282) cacciò Carlo di Anjou, ma la Sicilia
rimase comunque in balia di uno "straniero",
Pietro D'Aragona, che aveva appoggiato la rivolta
ed i rivoltosi. Gli spagnoli governarono la
Sicilia per quasi 500 anni. La loro lingua si
fuse in modo armonioso con quella siciliana:
abbuccari (cadere, capovolgere)
[spagnolo: abocar]
Questi pochi, ma significativi, esempi aiutano a capire come la lingua siciliana rappresenti qualcosa di veramente unico al mondo. Parlare in dialetto deve essere considerato un patrimonio multiculturale da salvaguardare e non un momento socialmente e culturalmente riduttivo. Si continui quindi a parlare e curare la lingua siciliana, che, non dimentichiamolo, è il simbolo di una cultura unica al mondo. Un invito particolare va rivolto alle autorità scolastiche e politiche siciliane, affinché si impegnino a rivalutare, curare, difendere e divulgare questo patrimonio multiculturale, unico al mondo. Unitamente a leggi ed iniziative per facilitare la crescita dell'economia pulita e per combattere la disoccupazione giovanile e la lotta alla criminalità, il processo della rinascita siciliana deve passare anche attraverso la rivalutazione e l'accettazione della nostra storia e della nostra cultura, che, se conosciuta, ci svela la grandezza della nostra terra. [Nota : Parte di quest'articolo è stata pubblicata in tedesco sul Basler Zeitung, il 5 Agosto 1992 - autori: Dr. Leoluca Criscione, Carmela Damante e Sergio Gregorio - e, in italiano, da Rinascita, il 9 Aprile 1997 (Biel, Svizzera) e da L'Eco degli Italiani, il 14 Gennaio 1998 (Basilea, Svizzera)] |