Unione dei Siciliani in Svizzera

Formazione, ecco i corsi fuori controllo

Nel mirino di Regione e Ue ci sono più di 300 progetti 
Cento enti hanno presentato i rendiconti con anni di ritardo
Nel mirino ci sono tutti i big del settore: dal Cefop a Ecap e Anfe
L´amministrazione non ha i fondi per pagare le trasferte degli ispettori
ALBERTO BONANNO
Il record lo ha battuto il Cefop, centro di formazione professionale noto per la sua instabilità economica e per le proteste dei suoi dipendenti, che nei cassetti ha tenuto per quattro anni qualcosa come 49 corsi di formazione finanziati dalla Regione. Mancavano fatture per oltre un milione e 100 mila euro. E solo dopo la minaccia di revoca dei finanziamenti, agitata dal dipartimento Formazione professionale per ben 333 rendiconti lasciati in sospeso da un centinaio di enti di formazione, le fatture del Cefop sono comparse. Insieme a molte altre, fornite da alcuni degli enti di formazione più blasonati per corsi di formazione pagati con il Fondo sociale europeo e mai rendicontati per intero: Anfe, Ecap, Efal, Enaip, Enfaga, Ial Cisl, Mathesis. Persino un ente d´eccellenza come la Speha Fresia c´è cascato: ha giustificato con quattro anni di ritardo 98 mila dei 446 mila euro assegnati nel 2002 dalla Regione per un corso. Adesso alla Regione toccherà il passaggio finale: verificare i rendiconti forniti dagli enti con questo clamoroso ritardo. Una mancanza rimproverata aspramente dagli ispettori dell´Unione europea, che nella loro ispezione condotta nel giugno dell´anno scorso sull´utilizzo del Fondo sociale europeo in Sicilia, hanno sottolineato «carenze significative nei controlli della spesa» da parte della Regione.
Ma è un meccanismo perverso. Nel caso di questi corsi Fse, all´appello mancavano nove milioni e mezzo di euro di pezze d´appoggio, che hanno impedito finora il controllo da parte degli uffici su 55,9 milioni di finanziamenti. La legge prevede infatti che l´ente di formazione accreditato possa riscuotere l´80 per cento dei finanziamenti con una semplice autocertificazione. Ed è per questo che per molti enti di formazione giustificare le spese definitive alla Regione diventa un dettaglio quasi trascurabile. «Dopo la comunicazione della procedura di revoca - spiega Alessandra Russo, dirigente generale del dipartimento Formazione professionale - i rendiconti sono arrivati. Alcuni enti avevano commesso errori materiali, spedendoli agli uffici sbagliati, altri hanno avuto bisogno di una scossa, chiamiamola così. Ma abbiamo chiuso una partita vecchia di quattro anni».
Ora gli uffici potranno dunque mettere a fuoco i rendiconti di progetti finiti nel dimenticatoio, conclusi senza troppa attenzione da enti che della formazione professionale siciliana sono i veri signori: l´Anfe, per esempio, la radicatissima Associazione nazionale famiglie emigrati (presieduta dal senatore di An Learco Saporito), ha giustificato con un ritardo da tre a quattro anni gli ultimi 85 mila euro di nove progetti formativi del valore di 762 mila euro. L´Ecap, ente che fino a poco tempo fa era direttamente gestito dalla Cgil, aveva sette progetti ancora aperti per 96 mila euro. Indisciplinato anche l´Enaip, ente di formazione delle Acli, che tra le sedi di Palermo e Messina ha lasciato 12 progetti svolti nei cassetti e 56 mila euro di giustificativi mancanti. E anche una istituzione di tutto rispetto, come l´Istituto di sociologia Luigi Sturzo di Roma, aveva lasciato appesi sette corsi di formazione giustificando poco meno del 70 per cento dei 571 mila euro concessi. Due soli i corsi lasciati aperti dallo Ial Cisl (15 mila euro di rendiconti finali), mentre una bocciatura sonora la guadagnano le istituzioni pubbliche: i Comuni di Aragona, Palma di Montechiaro, Santa Elisabetta e Terrasini, e le Province di Caltanissetta ed Enna, figurano tutti nella black list.
I controlli saranno quelli d´ufficio, perché la Regione non può permettersi altro. Per tutte le missioni, comprese quelle degli ispettori, il dipartimento Formazione professionale dispone di soli 40 mila euro. «L´anno scorso - spiega la Russo - avevo chiesto al Bilancio di stanziarne almeno 200 mila, perché questi soldi bastano a stento per le missioni obbligatorie mie e del personale. Ma ci è stato risposto che per i noti problemi di bilancio della Regione, dobbiamo mantenere questa disponibilità». Mandare gli ispettori a Trapani, la città più vicina, costa non meno di 9 mila euro. «Il risultato? I soldi sono finiti a luglio - accusa la dirigente - e se oggi occorre partecipare a missioni obbligatorie, sia io sia gli altri dipendenti anticipiamo i soldi di tasca nostra, nella speranza che vengano rimborsati». Chissà se Bruxelles ne è al corrente.
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