Stefano Lanuzza: Erranze in Sicilia
28.08.2006 (20:51)Categoria:Recensioni
Si
dice che bisognerebbe fare una volta al giorno
qualcosa che ci spaventa. Bene, a me basta farlo
una volta all'anno e constiste nel leggere ogni
anno uno dei tanti viaggi in Sicilia che
ostinatamente continuano ad essere pubblicati, anno
dopo anno, come ai tempi del "grand tour". E li
leggo sempre con apprensione. Non si tratta di
semplici guide turistiche, ma di resoconti di
viaggio, non sempre compiacenti e superficiali come
le guide turistiche. Spesso si tratta di scrittori,
giornalisti, ma anche poeti e semplici curiosi,
italiani e stranieri che si soffermano sul
carattere dei Siciliani e della Sicilia. Ogni anno
ci forniscono un resoconto accurato dello stato
della nostra isola e delle sue anime. Vorrei
inaugurare queste recensioni con il libro di
Stefano Lanuzza, Erranze in Sicilia.
.. in Italia, l'indifferenza e la noncuranza dei più,
sembrano alfine superare l'indignazione dei pochi.
(Stefano Lanuzza, Erranze in Sicilia)
I luoghi visitati sono quelli canonici. Lanuzza si è limitato a visitare le zone costiere senza addentrarsi nell'entroterra siciliano. Da Messina, per finire nell'arcipelago delle Isole Eolie. Passando da Catania, Siracusa, Agrigento, Trapani e Palermo, senza tralasciare il Barocco Siciliano e centri più piccoli come Acireale, Lentini, Porto Empedocle, Mazzara, Marsala, Erice, Capo d'Orlando, Tindari ecc. Sono molti gli argomenti toccati: il Ponte, le Raffinerie, le basi militari, la politica, la Mafia, l'autonomia mancata, la letteratura, la Sicilianità, il barocco... come barocca è anche la sua scrittura. Sono continui i rimandi a viaggi, ad altri viaggiatori, altri tempi. Il confronto fra le città come sono adesso e come erano non fa altro che esaperare quel sentimento di malinconica nostalgia che ci fa rimpiangere le occasioni mancate. Spesso non sono i monumenti che interessano Lanuzza quando si trova in una città, e quando ne parla si intrattiene su monumenti per i quali non si ha tempo durante una prima visita, che sono meno conosciuti, spesso ingiustamente. Ma sono gli scrittori, attuali e passati, la vita culturale in generale, gli artisti o i mali di quella città che catturano la sua attenzione. Non manca nessuno all'appello: dall'Horcynus Orca di D'Arrigo al nuovo fenomeno Camilleri. È molto parsimonioso con i complimenti e molto severo verso le città visitate: Messina è invasa dai palazzi e fatiscente, Taormina usurpata dal Turismo, le potenzialità non assecondate di Catania, Siracusa di cui solo Ortigia restiste all'assalto dei palazzinari e lo stesso per Palermo bella tra le belle,ma rovinata dalla speculazioe edilizia. Permettetemi di aprire una parentesi sul debito pubblico. Lanuzza si chiede come sia possibile che la Sicilia, con un deficit che sfiora i 4 miliardi di euro, eroghi ai suoi funzionari prebende stratosferiche. Era il 2003. A chi ha letto ultimamente gli articoli pubblicati sul nostro sito, non sarà sfuggito, che oggi, nel 2006, continuiamo a porci le stesse domande. Per curiosità sono andato a leggermi (in parte) la relazzione finale sulla situazione economica della Regione Sicilia del 2003. A pagina 142, paragrafo "Il livello di indebitamento", si leggono le seguenti abobiminevoli parole: il livello del debito regionale ha "un valore relativamente non altissimo, anche se meritevole di attenzione" (sic!). Parentesi chiusa. Ci sono comunque sprazzi di luce qua e là: come l'Etna Valley, l'Istituto per il Rinascimento Siciliano, la casa editrice Prova d'Autore, la rinascita di Palermo, ma il tono generale e più di rimprovero che d'ammirazione. Santi Correnti non esiterebbe ad annoverarlo tra i pessimisti, dei quali fanno già parte Sciascia, Consolo, Hernandez. Non ho niente da ridire sul libro, a parte il capitolo dedicato al filosofo insulare "Manlio Sgalambro", che a me è risultato un po' indigesto. Un libro essenziale per carpire lo stato d'animo della Sicilia e dei Siciliani che restistono caparbiamente nella loro insularità.
|


