L´ultima poltrona d´oro al condannato per falso
04.11.2006 (09:40)Categoria:La
Sicilia che (non) cambia
SABATO, 04 NOVEMBRE 2006 Pagina III - Palermo
Il caso
Il Tribunale aveva inflitto 9 mesi al dirigente: "Manipolò un atto d´ufficio"
L´ultima poltrona d´oro al condannato per falso
Agenzia del Mediterraneo, scelto Piceno
Il caso
Il Tribunale aveva inflitto 9 mesi al dirigente: "Manipolò un atto d´ufficio"
L´ultima poltrona d´oro al condannato per falso
Agenzia del Mediterraneo, scelto Piceno
È
la nomina di un burocrate condannato per falso in
atto pubblico il primo provvedimento dell´Agenzia
per le politiche mediterranee. Il consiglio
d´amministrazione bipartisan ha scelto il direttore
del dipartimento per il dialogo delle culture e la
salvaguardia dei diritti umani: è Antonio Piceno,
negli ultimi anni responsabile dell´ufficio per la
cooperazione decentrata della Regione. Un salto di
qualità, per Piceno, che per legge con il nuovo
incarico assume anche la qualifica di dirigente
generale. Malgrado una recente sentenza del
tribunale di Palermo, terza sezione, che nel
febbraio scorso gli ha comminato una pena di nove
mesi per aver falsificato i documenti che
attestavano l´aspettativa di Gaspare Vitrano,
garantendo a quest´ultimo, nel 2001, l´elezione
all´Ars nelle file della
Margherita.
Tuttò cominciò con un ricorso elettorale contro Vitrano da parte di Giuseppe Faraone, primo dei non eletti, che ebbe scarsa fortuna. Ma quel contenzioso ha innescato l´indagine penale, che è andata avanti, accertando - almeno in primo grado - la responsabilità di Vitrano e Piceno, entrambi condannati a nove mesi. Piceno, dipendente di Palazzo d´Orleans ai tempi della presidenza Leanza, avrebbe manipolato le carte in modo da far figurare il collega Vitrano in aspettativa durante la campagna elettorale e non fargli rischiare l´ineleggibilità, nonostante il futuro deputato fosse regolarmente in servizio o assente per altre ragioni. I legali degli imputati hanno proposto appello: la data dell´udienza non è stata ancora fissata.
È certo che l´amministrazione non ha mai dato particolare peso alla vicenda, se è vero che ha deciso di non costituirsi parte civile nel processo e che il governo Cuffaro, a inchiesta aperta, ha nominato Piceno alla guida di un ufficio speciale, quello per la cooperazione decentrata allo sviluppo e solidarietà internazionale. Ora il dirigente è stato promosso e messo a capo del nuovo dipartimento dei diritti umani, il trentottesimo della Regione, che dipende dalla neonata agenzia per le politiche mediterranee. Il cda bipartisan, retto dal sindaco di Corleone Nicolò Nicolosi e composto da professionisti, ex deputati ed ex assessori dei due schieramenti, ha scelto all´unanimità il nome di Piceno, preferendolo a quello di Lino Buscemi, responsabile dell´ufficio del garante per i detenuti.
Una designazione che riapre la polemica intorno al vertice dell´agenzia, già al centro delle accuse di consociativismo mosse dalle segreterie di Ds e Rifondazione Comunista. Toccherà ora al presidente Cuffaro avallare l´indicazione del consiglio d´amministrazione, stabilendo anche il compenso di Piceno. Ma intanto due dei membri del cda, il direttore generale dell´agenzia Fabio Granata (appena nominato nell´esecutivo nazionale di An) e l´ex deputato diessino Gianfranco Zanna, prendono elegantemente le distanze. Affermando che non sapevano dei guai giudiziari di Piceno: «Noi l´abbiamo scelto - dice Granata - perché ha una professionalità specifica e perché attraverso la sua nomina l´Agenzia di fatto assorbe la struttura da lui attualmente guidata. In questo modo, facciamo un´opera di moralizzazione riducendo il numero degli uffici speciali della Regione. Detto ciò, è indubbio che a questo punto dobbiamo approfondire il caso». Aggiunge Zanna: «La prossima seduta del consiglio d´amministrazione dovrà discutere di nuovo della nomina, alla luce di fatti giudiziari che io non conoscevo. Altri sapevano? Se è così, hanno taciuto. Certo, è paradossale il fatto - conclude l´ex parlamentare della Quercia - che il deputato che ha beneficiato del presunto falso sia regolarmente all´Ars e Piceno non possa fare il dirigente».
e. la.
Tuttò cominciò con un ricorso elettorale contro Vitrano da parte di Giuseppe Faraone, primo dei non eletti, che ebbe scarsa fortuna. Ma quel contenzioso ha innescato l´indagine penale, che è andata avanti, accertando - almeno in primo grado - la responsabilità di Vitrano e Piceno, entrambi condannati a nove mesi. Piceno, dipendente di Palazzo d´Orleans ai tempi della presidenza Leanza, avrebbe manipolato le carte in modo da far figurare il collega Vitrano in aspettativa durante la campagna elettorale e non fargli rischiare l´ineleggibilità, nonostante il futuro deputato fosse regolarmente in servizio o assente per altre ragioni. I legali degli imputati hanno proposto appello: la data dell´udienza non è stata ancora fissata.
È certo che l´amministrazione non ha mai dato particolare peso alla vicenda, se è vero che ha deciso di non costituirsi parte civile nel processo e che il governo Cuffaro, a inchiesta aperta, ha nominato Piceno alla guida di un ufficio speciale, quello per la cooperazione decentrata allo sviluppo e solidarietà internazionale. Ora il dirigente è stato promosso e messo a capo del nuovo dipartimento dei diritti umani, il trentottesimo della Regione, che dipende dalla neonata agenzia per le politiche mediterranee. Il cda bipartisan, retto dal sindaco di Corleone Nicolò Nicolosi e composto da professionisti, ex deputati ed ex assessori dei due schieramenti, ha scelto all´unanimità il nome di Piceno, preferendolo a quello di Lino Buscemi, responsabile dell´ufficio del garante per i detenuti.
Una designazione che riapre la polemica intorno al vertice dell´agenzia, già al centro delle accuse di consociativismo mosse dalle segreterie di Ds e Rifondazione Comunista. Toccherà ora al presidente Cuffaro avallare l´indicazione del consiglio d´amministrazione, stabilendo anche il compenso di Piceno. Ma intanto due dei membri del cda, il direttore generale dell´agenzia Fabio Granata (appena nominato nell´esecutivo nazionale di An) e l´ex deputato diessino Gianfranco Zanna, prendono elegantemente le distanze. Affermando che non sapevano dei guai giudiziari di Piceno: «Noi l´abbiamo scelto - dice Granata - perché ha una professionalità specifica e perché attraverso la sua nomina l´Agenzia di fatto assorbe la struttura da lui attualmente guidata. In questo modo, facciamo un´opera di moralizzazione riducendo il numero degli uffici speciali della Regione. Detto ciò, è indubbio che a questo punto dobbiamo approfondire il caso». Aggiunge Zanna: «La prossima seduta del consiglio d´amministrazione dovrà discutere di nuovo della nomina, alla luce di fatti giudiziari che io non conoscevo. Altri sapevano? Se è così, hanno taciuto. Certo, è paradossale il fatto - conclude l´ex parlamentare della Quercia - che il deputato che ha beneficiato del presunto falso sia regolarmente all´Ars e Piceno non possa fare il dirigente».
e. la.
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