Unione dei Siciliani in Svizzera

Processione di disoccupati in cattedrale sit-in a oltranza

MARTEDÌ, 08 AGOSTO 2006 Pagina VI - Palermo
 
EMERGENZA LAVORO

Ai duecento che occupano da tre giorni se ne sono aggiunti altri. Tra loro anche molti beneficiari dell´indulto
Processione di disoccupati in cattedrale sit-in a oltranza
Allarme del parroco: "Il duomo va salvaguardato"
Venti manifestanti sono saliti sul tetto davanti ai turisti in visita al monumento
Monsignor Lo Galbo "Chiedo un servizio di vigilanza per evitare nuove manifestazioni"
La scorsa notte è stata la terza trascorsa a dormire tra i banchi della Cattedrale. La protesta degli aspiranti precari non si placa. I duecento ex detenuti e disoccupati continuano l´occupazione pacifica del duomo in attesa di risposte: chiedono di entrare a far parte del bacino degli ex-pip e non hanno nessuna intenzione di lasciare la chiesa senza la sicurezza di quei 516 euro. Insieme con loro ci sono quelli che dal carcere sono appena usciti. I beneficiari dell´indulto ogni giorno ingrossano le file dei manifestanti. Arrivano a decine. I duri della protesta, quelli che da mesi dormono in piazza Indipendenza, sussurrano tra loro. «La Regione non potrà pensare per tutti - dice qualcuno - loro vengono qui e li capisco. Ma stiamo diventando tanti. Non ci sarà lavoro a sufficienza».
La Cattedrale, intanto, continua ogni giorno ad essere meta di turisti e visitatori. Monsignor Gino Lo Galbo, parroco del duomo, dal primo giorno aiuta gli ex detenuti. Li ospita, porta loro qualcosa da mangiare la sera. Ma è teso. Ieri all´una la protesta era bagnata dalla pioggia. Venti manifestanti erano saliti sul tetto e qualcuno minacciava di buttarsi giù. Un cardiopatico, Giuseppe Saladino, che già due giorni fa era finito in ospedale, ha perso i sensi. Subito in Cattedrale sono accorsi i vigili del fuoco e un´ambulanza. Mentre i soccorritori raggiungevano il tetto, una donna piangeva e gridava: un´amica di Saladino che implorava i medici di salvarlo.
Padre Lo Galbo guardava la scena da lontano, appoggiato a un cancello. Accanto lui c´era anche uno degli ex detenuti, Francesco Salsiccia. «Sto cercando di aiutarli - dice Lo Galbo - spero però che quando lasceranno la Cattedrale, certe cose non si verifichino più». Il suo sguardo si è fatto scuro e le parole sono venute fuori senza che quasi se ne accorgesse. «Tutto questo non è giusto. In nessuna città d´Italia un monumento con mille anni di storia viene trattato così. È la casa di tutti, è vero. Ma di tutti quelli che la rispettano. Non può diventare teatro di tutto questo». Lo Galbo è pronto a tutto: «Chiedo che alla fine di questa protesta, l´amministrazione mi garantisca un servizio di vigilanza davanti ai cancelli. Il duomo di Palermo non può essere occupato e trattato così. Sono disposto ad andare a Roma pur di ottenere i controlli necessari a salvaguardare uno dei tesori della città. Che è prima di tutto un luogo sacro». Salsiccia ascoltava in silenzio. «Ha ragione - dice - ma noi non sappiamo dove andare. Stiamo manifestando nel rispetto dei luoghi. Non diamo fastidio ai visitatori. La mattina spazziamo e puliamo i bagni. Aspettiamo solo che qualcuno si decida a darci le risposte che aspettiamo».
Marcello Graziano è uscito dal carcere due giorni fa grazie all´indulto. «Ho salutato le mie figlie che non vedevo da quattordici mesi - racconta - e sono subito venuto qui». Graziano si tortura le mani. «A cosa serve l´indulto se poi non hai un lavoro? Chi mai mi assumerebbe dopo aver saputo che sono appena uscito di galera? Chiedo solo di essere reinserito in società e di poter portare onestamente qualcosa da mangiare a casa». Giovanna Ragusa ha gli occhi stanchi. «Non dormo da sabato - dice - Io e mio marito non abbiamo avuto problemi con la giustizia. Siamo disoccupati. Lui faceva il muratore ma da mesi non trova un impiego. Abbiamo una figlia piccola e ci è già arrivato lo sfratto. Qualcuno deve aiutarci». Intanto Filippo Accetta, leader della protesta, e un altro manifestante, non mangiano e non bevono da due giorni. Stanno incatenati su una sdraio. «Non ce ne andremo - mormora Accetta - se prima non ci danno un lavoro. Siamo stufi di parole, tavoli tecnici e promesse. Vogliamo i fatti».
sa. s.
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