Unione dei Siciliani in Svizzera

E adesso parliamo del masochismo e dell'incomunicabilità in Sicilia

di RICCARDO ORIOLES

Del masochismo siciliano (innamorarsi esattamente di quelli che ti
picchiano di piu') non sono state date finora spiegazioni accettabili.
Freud ha scritto qualcosa in proposito, ma non ho i testi sottomano.
Per l'incomunicabilita' invece - cioe' l'impossibilita' di scambiarsi
idee, fare progetti, organizzare cose insieme, ecc. - il motivo e' molto
semplice: in Sicilia, dal tredicesimo secolo in poi, a comunicare sono
autorizzati solo gli operatori alle dipendenze del Vicere',
dell'Inquisizione, dell'Apostolica Legazia, dei baroni, insomma di gente
seria e responsabile e non di contadinacci qualunque. Questi ultimi sono
anzi incoraggiati (o, nei momenti piu' favorevoli, obbligati per legge)
a rimanere analfabeti e percio' innocenti. Chierici, giornalisti,
intellettuali e scrittori sono a loro volta incoraggiati (di solito qui
non c'e' bisogno di costrizione) a dimostrare l'eccellenza di un simile
stato: che, con adattamenti tecnologici, vige ancora.
Percio' non e' mai complicato fare politica in Sicilia: o si accetta
l'esistente, o ci si butta a fare (o a cercare di fare) comunicazione.
Comunicazione vuol dire scritte sui muri, radio, volantini, giornali,
dvd, siti, qualunque cosa purche' utile, non controllata dall'alto e
fatta bene. Non vuol dire invece sonetti anonimi, prediche, articoli su
giornali di corte ancorche' frondisti, o capolavori isolati in grado di
risolvere, senza bisogno d'altri, i problemi del mondo. Comunicare
contiene un "con" grande quanto una casa ("com-unita'", "com-pagni",
"com-pagnia", "com-unicare") che pero', nella cultura tradizionale ("cu
joca solu non perde mai") siciliana, e' piu' rara dei canguri.
Cosi', chi opera nella comunicazione abbastanza a lungo qui a un certo
punto si accorge che il suo lavoro in realta' e' di percorrere vie e
piazze con gli occhi aperti, di acchiappare immediatamente i giovani
piu' svegli prima che diventino siciliani normali (e dunque "jocaturi
soli") e di ficcarli subito dentro a qualche progetto con molti "con",
sperando che questa volta chi lo sa funzioni e che la comunicazione
(comunita', compagni, compagnia e tutto il resto) possa, tramite loro,
svilupparsi finalmente anche qui. Ma spesso ti volano via, o per posarsi
alla fine su qualche trespolo, o per aliantarsi da soli con gran strida
ribelli via via sempre piu' fioche oppure, piu' banalmente, per
fottersene di Sicilia e siciliani e ricostruirsi una vita in paesi piu'
civili: il che e' certamente giustificabile, ma e' una resa e fa
malinconia.
Cosi' eccoci qui, quest'altra fine-estate, a "organizzare" qualcosa di
cui non sappiamo esattamente magari cosa sia, se non che attiene alla
comunicazione (dunque al centro di tutto) e che va fatta insieme. Come
politica vale ogni altra, probabilmente e' meno futile e sicuramente
meno noiosa.
La Catena di San Libero
22 agosto 2006 n. 338
 
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